Cronache 2012

4 Marzo 2012

Via Arazzeria e Via Fioravanti

La cronaca

Dopo febbrili telefonate e scambi di idee si è giunti alla decisione di organizzare la ormai rituale passeggiata nel borgo medievale di Bracciano. Parli tu parlo io, parli di questo e parli di quello, tutti d'accordo però che Sisto e Giusi sono quello che ci vuole. E domenica mattina 4 marzo ci siamo ritrovati tutti al Torrione della Sentinella, diventato il nostro posto fisso per partire, questa volta verso via dell'Arazzaria e via Fioravanti.

Le solite terribili signore dell'associazione Borgo Medievale, forti della loro passione per la storia del centro storico, riescono ad aggregare di volta in volta sempre più simpatizzanti. Si parte così, armati di coraggio come per una pacifica guerra, contro l'inesorabilità della storia e lo sfascio del tempo e dell'incuria. Una brigata varia per età, e allegra: da 90 a pochi anni, c'eravamo tutti sulle orme dei nostri progenitori cinquecenteschi. In una volata ci siamo recati a via dell'Arazzaria a guardare portale per portale, il luogo della tessitura degli arazzi. C'è rimasto ben poco, ma il luogo è pur sempre affascinante, almeno i muri e le case rimasti, hanno resistito all'assalto distruttivo degli uomini che si sono sempre violentemente fronteggiati.

Poi è stata la volta di via Fioravanti, con le tracce delle sue mura medievali e le tre torri divenute case. Non vogliamo ricordare qualche ridicolo orrore di portoncino decorato con mattonelle e conchiglie, finestre di alluminio anodizzato che luccicano malefiche (ve lo figurate nel '500?!). Con tutta la forza distruttiva e l'incuria che vi imperversa, a tutt'oggi il dedalo di viuzze rimane un incanto affiorante dal passato quando le persone si ammassavano ai piedi del castello e vivevano vicinissime fra loro cercando di evitare i pericoli, il buio della notte e gli assalti improvvisi.

Alla fine del nostro animato giro, siamo stati accolti a via del Pescino da "Margini e Segni", la galleria d'arte amica dell'avanguardia. Un bella mostra fotografica di tre giovani donne giramondo ci è stata presentata da Stefania e Maurizio, i coraggiosi e simpatici galleristi. E fra un bicchiere e tanti sorrisi siamo così entrati nel contemporaneo.

Appuntamento a domenica 1 aprile. Non sarà un pesce!

 

Adriana Pedone

 






13 Maggio 2012

Le cantine dimenticate

La cronaca

Scale, finestre, portali, piccole piazze, ogni cosa preziosa, ogni cosa una scoperta, un ritrovamento che fa battere il cuore: questo è il Centro Storico di Bracciano. E noi dell'associazione Borgo Medievale, come personaggi inventati da Stevenson nell'Isola del Tesoro, abbiamo girato a destra e a manca passandoci parola, in preda alla meraviglia di scoprire persone e luoghi che, in quest'altra isola dimenticata, sono riusciti a far tesoro di memorie se pur nella difficile indifferenza che li circonda.

Domenica 13 maggio abbiamo girato per cantine, intuendo subito che ci sarebbero volute molte visite e molta determinazione per coprire un itinerario in apparenza modesto e buio, in realtà ricchissimo e illuminante, alla ricerca della nostra storia antica e del nostro disastro moderno: quello che riguarda i Beni Culturali.

Ne abbiamo visitate soltanto tre, guidati da Giusi Centulio, essendo impossibile fare di più nelle poche ore di una domenica mattina di cielo bello nonostante le tempestose previsioni. Il terreno era stato preparato con indicibile tenacia da Manuela Baldo, capace di tallonare i proprietari di cantine, in alcuni casi riluttanti ad aprirle, e scoprendone altresì alcuni, autentici collezionisti di oggetti e memorie.

Abbiamo iniziato con la cantina di Stefano Migani in via Fioravanti. Già da solo, lui stesso rappresenta la tenacia del conservare e proteggere la memoria della sua famiglia di origine. Ci ha mostrato le foto dei suoi antenati fra cui "Volpone e Briciòla", i soprannomi con cui venivano riconosciuti questi suoi nonni che facevano un buon vino bianco con l'uva comprata nelle vigne di Bracciano e di Genzano. Stefano ha ereditato dal padre la passione per la vita delle cantine, gli rimangono fotografie e vecchie botti. Vorrebbe sostituirle con botti nuove e moderne e riprendere l'attività. Un'attività utile ed una sorta di rito familiare in cui il capo vinificatore era una specie di semidio domestico che si assumeva tutta la responsabilità della riuscita del vino o del suo fallimento. Sulle pareti della grotta Migani si possono leggere le stratificazioni geologiche della terra, scavata nella remota antichità da mani primitive ma sicure, la volta qua e là fortificata da piccoli archi di mattoncini e pietre abilmente collocati per renderla più sicura. Abbiamo visto la grande bocca della cantina, la spaventosa bocca spalancata verso il profondo del sottosuolo,verso i cunicoli, dove Stefano ha portato la luce elettrica e fatto fotografie così da far conoscere senza rischio quelle strette gallerie sotterranee che, in vari camminamenti, collegavano le cantine, le case e il castello e sono servite nei secoli da nascondiglio, via di fuga, segreto rifugio, deposito di attrezzi e provviste per la sopravvivenza della famiglia e degli animali.

A seguire, è stata la volta della cantina di Massimo Perugini in via dell'Arazzaria. Impropriamente chiamata cantina, in realtà non è altro che un Museo della Civiltà Contadina già bello e pronto, che soltanto la cecità e l'oscurantismo culturale in cui ci dibattiamo possono avere trascurato. Sarebbe uno fra i più importanti presidi del centro storico e di tutta la città di Bracciano. Meriterebbe cura e attenzione, rispetto e amore da parte di tutti, una sede adeguata e fruibile, custodia e manutenzione accurata; invece il suo fondatore, gran collezionista di oggetti che sono la storia della nostra sopravvivenza nei secoli, è lasciato solo. Nessuno segnala, nessuno conosce.

I racconti di Massimo Perugini sono impareggiabili. Profondo conoscitore del territorio e della sua storia, il personaggio appare aspro ed essenziale, ma quando racconta e descrive non si finirebbe più di ascoltare; un ritorno all'oralità antica degli avi, nel tramandare nozioni e storie e fatti e case e vite. Forse è per questa sua dote che ha incominciato, lontano negli anni, a dedicare il suo tempo a questa meravigliosa e sbalorditiva collezione di attrezzi; a raccogliere, catalogare e collezionare cose importanti, voluminose o piccole: gli antichissimi aratri e quelli più recenti, l'utensileria per lavorare nei campi, per produrre manufatti, mescere il vino, raccogliere prodotti. Impossibile descrivere tutto questo incredibile e ricco apparato. Non basta il sito internet (tusciaromana.info), non ci basta. Noi vogliamo vedere da vicino, sapere ciò che le disattente amministrazioni dei nostri beni ci negano con ostinazione. Ci ripromettiamo di tornare al più presto, di dedicare tempo a questo museo privato che consideriamo un presidio culturale braccianese. L'associazione Borgo Medievale si ripromette di dedicare attenzione a questa scoperta. Massimo Perugini dovrà parlarci a lungo, dovrà parlare a tutti noi della sua collezione.

La cantina antica, grande e profonda, di via del Campanile ospita la galleria d'arte contemporanea Artidec. Esiste luogo più bello e opportuno di un centro storico per ospitare una galleria d'arte?

Le opere "spaccano" il buio, il tempo, le pietre dei muri, l'orrido profondo dello scavo con un effetto suggestivo e bellissimo. Si entra nel pianeta della fantasia e della creatività. Altre storie, altri sogni. Con la mente felice, accolti con simpatia, abbiamo iniziato un fitto dialogo intorno ai quadri di Marrucci. Torneremo... torneremo...

Adriana Pedone

....andremo per i sentieri scuri

incontro a qualcosa che si nasconde

nel vento della buona stagione. (da "Paesi della memoria" di Tolmino Baldassari)


 

 

 


10 Giugno 2012

Una indimenticabile visita

La cronaca

Il 10 giugno, l'associazione Borgo Medievale Bracciano è stata in visita alla cantina di Massimo Perugini in via dell'Arazzaria al centro storico. Per la seconda volta. E chissà quante altre ce ne vorranno ancora.

Massimo Perugini è una miniera di racconti, sulla gente e sui luoghi di Bracciano. Il suo riguardo per noi è stato molto apprezzato da tutti: siamo stati accolti con simpatia ed abbiamo trovato dove accomodarci per ascoltare i suoi racconti appassionati e avvincenti. Siamo rimasti sospesi nel tempo, fra passato e presente, ad ascoltare con una tale attenzione che non si sentiva volare una mosca. Una memoria portentosa, in un uomo intelligente che regge il racconto come pochi: la voce non trema, non sbaglia una pausa, un raccontatore di storie senza tentennamenti. Questo Massimo Perugini ci fa ricordare il "cunto" del grande Mimmo Cuticchio, il noto artista puparo siciliano che porta in giro per il mondo le sue storie ed i suoi pupi. Perugini, al posto dei pupi, possiede oggetti di lavoro, attrezzi, contenitori, antichi o meno antichi ma tutti importanti, di quelli che fanno rivivere il passato come in una favola che si riconosce sempre come cosa vera.

Naturalmente questi racconti hanno preso l'avvio dagli innumerevoli oggetti della collezione conservati nella cantina, raccolti in lunghi anni di pazienti ricerche e studi. I personaggi evocati ci balzavano all'improvviso agli occhi della fantasia. Le vie, le strade, i luoghi della Bracciano antica sbucavano da antiche storie, popolate da persone che ci sembrava di avere, qualche volta, intravisto da vicino e riconosciuto, con il fardello o la gioia dei loro pensieri e umori, nell'incessante mutare della vita.

Precedentemente avevamo pensato di trovarci in un museo della civiltà contadina. Ci siamo sbagliati. Questo in realtà è stato creato pensando ad un Museo del Lavoro. Un monumento al lavoro della persona, quello che nei secoli si è svolto oscuramente, senza clamori o inutile baccano, con la fatica dei più umili e con la tenacia di tutti quelli che hanno saputo operare per la comunità in cui hanno vissuto e creduto.

Ben altre attenzioni e interessamenti meriterebbe ciò che è da considerarsi un giacimento culturale di primaria importanza per tutta la comunità di Bracciano. E non solo.

 

Adriana Pedone

 

 

7 luglio 2012

"Incontro per una donazione"

Appuntamento: sabato 7 luglio alle ore 18,30 presso la chiesa della Madonna del Riposo in Via del Lago

Attraverso l'associazione Borgo Medievale Bracciano, sarà donata al Duomo di Santo Stefano una cartella contenente tre incisioni di Domenico Faro.

Siamo tutti invitati a partecipare all'incontro. Saranno presenti le donatrici dell'opera grafica e Don Piero Rongoni.

Sabato 7 luglio alle ore 18,30 ci sarà l'incontro per la donazione al Duomo di Bracciano, da parte delle eredi e con il tramite dell'associazione Borgo Medievale, di una cartella contenente tre incisioni di Domenico Faro, riconosciuto come uno fra i massimi artisti italiani dell'incisione.

Un sentimento di viva amicizia e stima mi ha legato a Faro, continuato, dopo la sua scomparsa, con le sue sorelle Anna e Giovanna. Insieme vogliamo mantenere vivo il ricordo di questo ingegnere-artista che è stato anche poeta e uomo giusto. E vogliamo altresì diffondere la conoscenza e la conservazione delle sue opere.

Questa donazione è stata accolta con infinita gioia da tutti noi dell'associazione. Ed in particolare da Don Piero Rongoni che sarà il conservatore dell'opera. Oltre che al Duomo, l'opera donata apparterrà simbolicamente a tutte le persone che amano e rispettano il centro storico di Bracciano e la sua antichissima storia; dovrà contribuire affinchè diventi guida e traccia verso il mondo dell'arte, della bellezza e del pensiero; e dovrà informare i giovani sulla peculiare arte dell'incisione che richiede infinita tenacia e amore.

Io sono certa che i soci dell'associazione sapranno intendere il lavoro svolto finora. Le nostre "Passeggiate" si sono rivelate preziose e molto seguite. Per il prossimo autunno vi saranno proposte molte cose nuove e interessanti, delle vere sorprese. Naturalmente per la loro realizzazione dovremo lavorare insieme.

Adesso spero di incontrarvi sabato 7 luglio per un altro momento di gioia e di speranza.

Adriana Pedone

 

La cronaca

- Chi è stato con noi sabato pomeriggio 7 luglio alla Madonna del Riposo a "Incontro per una donazione" sa che si è vissuto un momento felice per l'associazione. Le tre importanti e bellissime incisioni di Domenico Faro, considerato fra i massimi incisori italiani, donate, attraverso il nostro tramite, al Duomo di Bracciano, sono state ammirate e commentate, insieme a foto ricordo e cataloghi riguardanti l'opera dell'artista. Erano presenti Anna e Giovanna Faro e don Piero Rongoni.

Questa donazione speriamo possa contribuire ad accrescere l'interesse e la conoscenza per il centro storico di Bracciano, per la sua salvaguardia e la sua bellezza.

Vogliamo vivamente ringraziare tutte le numerose persone che hanno partecipato all'incontro, sostenendo la nostra iniziativa e condividendo con noi un significativo momento che ha riguardato tutto il mondo dell'arte.

Adriana Pedone

 

Donazione Domenico Faro

 

 

 

 

 

30 Settembre 2012

Una Domenica al Borgo. Piazzette, vicoli e antiche case.

Piazzette, vicoli e antiche case, la magnifica vista di uno fra i più bei laghi d'Italia. Il Castello, il Duomo con il suo piccolo museo, il palazzo comunale, il complesso degli Agostiniani: questo è il Borgo Medievale di Bracciano da cui la nostra associazione, fondata nel 2008, prende il nome.

Alcuni fra noi sono residenti nel centro storico, altri no. Alcuni sono lontanissimi (abbiamo anche una socia in Canada); tutti amiamo questa piccola storica cittadella e la vogliamo tutelare: dal degrado, dall'incuria, dal pericolo di interventi impropri. E la vogliamo segnalare a tutte quelle persone che pur abitandovi non ne prendono cura, ed a tutti quelli che, pur risiedendo a Bracciano, non la conoscono e non la sentono propria.

Noi ne promuoviamo la conoscenza, il rispetto e la tutela. Abbiamo fondato un centro studi medievali iniziato con Lucia Portoghesi; promosso conferenze informative e puntato il nostro interesse sul Duomo ottenendo una importante donazione di opere grafiche a carattere storico-religioso. Nel Duomo, dove si trovano opere di significativi artisti, si trova anche un importante organo, un Tronci-Agate del 1885, in disuso da decenni ma fortunatamente salvo da manomissioni improprie e da noi segnalato come possibile simbolo di rinascita artistica, di dialogo, di pensiero attraverso la musica.

Tutto il Centro Storico si trova nel degrado, la sua salvaguardia dipende da noi tutti. Vi chiediamo di venire e partecipare. Non può salvarsi nulla senza l'interessamento delle singole persone.

La realizzazione di questa speciale domenica si deve anche alla presenza di alcuni valenti musicisti che hanno accettato di esibirsi gratuitamente, a nostro sostegno, nei luoghi più suggestivi del Borgo. A loro il nostro ringraziamento.

Adriana Pedone

 

"Cuore di questa azione dev'essere la convinzione, moralmente e giuridicamente fondata, che l'ambiente, il paesaggio, il territorio (comunque definiti) sono un bene comune, sul quale tutti abbiamo, individualmente e collettivamente, non solo un passivo diritto di fruizione, ma un attivo diritto-dovere di protezione e difesa". Salvatore Settis (da Paesaggio Costituzione Cemento pag. 311)

 

La cronaca

La giornata del 30 settembre è stata molto viva e interessante perché, in sostituzione delle nostre ormai abituali "Passeggiate nel Borgo", si è voluta organizzare una giornata di richiamo nella magia del centro storico e portare l'attenzione di tutti sulle difficili condizioni e l'esistenza stessa del borgo di Bracciano. Non avevamo sperato in un così grande successo. Ha partecipato moltissima gente, si sono fatte visite guidate al Duomo ed al suo annesso museo Panunzi.

Siamo partiti dal Torrione della Sentinella, al mattino, accolti dalla musica di Gian Michele Montanaro e Felice Zaccheo. Ci si è soffermati in una piazzetta per riflettere e guardare le foto (parte della nostra raccolta) affisse sui cartelloni, allestiti per documentare lo stato in cui si trova il borgo. Nel pomeriggio era in programma musica nelle piazze ma abbiamo dovuto battere in ritirata e rifugiarci con i nostri musici nella chiesa della Misericordia a causa della pioggia.

Eppure, tutto questo cambiamento si è rivelato una conquista, riparati in un ambiente accogliente e adatto alla musica. Gli artisti si sono esibiti al meglio. Il pubblico che riempiva la sala è stato conquistato dalla bravura dei musicisti e dalla varietà delle proposte presentate in programma. Il duo voce TomayoSasaya e chitarra Damiano Rosa è stato sublime, appassionata e bellissima la voce del soprano giapponese che ha concluso con una canzone del suo paese. E' seguito l'eccellente coro "Il Pellicano"di Oriolo. E per finire, come in apertura di giornata, la musica popolare italiana, voce e organetto, di Gian Michele e Felice.

Siamo grati agli artisti ed a tutte le persone che ci hanno sostenuto e aiutato nella realizzazione di questa speciale giornata. Da soli, noi, piccoli piccoli, non avremmo potuto. Insieme, è stato tutto un altro discorso.

 

Adriana Pedone

 




27 Ottobre 2012

La ritrovata storia dell'organo del Duomo di Santo Stefano in Bracciano

Sono giunti da Pistoia, luogo di fabbricazione dell'organo nel 1855, gli organari che hanno saputo raccontarci la storia di un organo dimenticato e in disuso.

La storica-archivista Francesca Rafanelli, l'organaro Samuele Maffucci e l'organista Marco di Lenola, invitati dall'associazione Borgo MedievaleBracciano, sabato 27 ottobre hanno svolto una dotta conferenza in Duomo, ospiti di Don Piero Rongoni. "Pensiero per un restauro", così abbiamo voluto intitolare l'importante incontro. Una storia vera, affrancata dall'oblio in cui sembrava relegata, essendo l'antico organo da lungo tempo ridotto al silenzio e, attraverso le parole dei suoi esperti conoscitori, si è disvelata ad un pubblico particolarmente attento: c'erano quelli che volevano conoscere l'appassionante storia e il progetto che potrebbe scaturirne.

L'antica ditta pistoiese Agati-Tronci nasce dalla società voluta da Nicomede Agati quando, vecchio e senza eredi, chiama presso di sé il suo concorrente, il dotatissimo Filippo Tronci, al fine di non disperdere il patrimonio di sapienza e fabbricazione organaria raccolto attraverso generazioni e lavoro personale di una vita e gli cede la ditta, in questo modo salvandola e salvando il lavoro di esperte maestranze. Filippo Tronci con le sue abilità d'arte e di mestiere si inserisce così in un filone lavorativo che si rivela fecondo e innovativo, in un periodo particolare, quello dell'Unità d'Italia, che tutto rinnova e trasforma. Gli organi fino a quel tempo erano stati essenzialmente strumenti di musica sacra, ma nell'800 si incomincia a comporre e suonare anche musica "altra" e dunque gli organi stessi via via vengono progettati con alcune peculiarità che li rendano idonei anche per l'esecuzione della musica concertistica.

Il grande organo del Duomo di Bracciano, attraverso le parole dei tre esperti, ha incominciato ad apparirci, inizialmente come un macchinario ad alta tecnologia che vive di vento e di aria, con registri e canne e tastiere e pedali. Una struttura imponente e austera che richiede attenzioni e moltissimo studio e applicazione da parte degli organari che ne curano la manutenzione ed i restauri attraverso delicati lavori di intervento sulle singole parti, e degli organisti, musicisti impegnati nello studio del vastissimo repertorio e nell'esecuzione della musica per organo. Infine ci è apparso il macchinario - strumento, dispensatore di musica e sogno.

Il grande organo attualmente è da considerarsi come una persona ammalata. Come tutto il Duomo nel suo complesso, necessita, se non si vuole farlo morire, di un accurato restauro. Ecco dunque perché si è iniziato a parlare di "Pensiero per un restauro".

Perché proprio il restauro di un organo? Quando i tempi presentano pressanti difficoltà, bisogna che si dirigano i pensieri verso un progetto comune, un'idea che faccia alta la vita, che possa trasmettere forza , metodo e bellezza, arte e speranza. Non tutto intorno a noi può così velocemente trasformarsi in rovine e perdita. Si deve salvare ciò che resta del nostro patrimonio culturale e del nostro antico passato.

La bellezza del Castello, a Bracciano, si guarda da lontano, vive di luce propria ed è autoreferenziale. In pratica il Castello è separato dalla vita di tutta la città.

E' il Duomo, nonostante la sua piazza adibita a parcheggio, il suo campanile malmesso, con la sua facciata rugosa e mal restaurata ed il suo museo fornito di pochi mezzi, è proprio questo Duomo che, attraverso la religione, o laicamente, noi sentiamo di possedere come nostro bene, come nostro riferimento e punto di partenza per la sorte di tutto il centro storico: l'antico organo Tronci ne è lo strumento espressivo di elezione.

Per comunicare tutto ciò, noi dell'associazione Borgo Medievale abbiamo chiamato gli esperti organari di Pistoia, quelli che restaurano e curano questa tipologia di organo, studiosi di quell'arte, l'organaria, a noi quasi ignota; da questo incontro abbiamo molto imparato, adesso siamo ancor più consapevoli ed a loro grati per l'esperienza trasmessa con l'entusiasmo e la sicurezza di chi studia a fondo nel proprio settore. I conferenzieri giunti da Pistoia hanno così dato parola al nostro "Pensiero per un restauro".

Dal restauro di un organo,come sta avvenendo in altre parti d'Italia e del mondo, potrebbero scaturire infinite possibilità di miglioramento, lavoro e vantaggi economici, con grande beneficio per la qualità urbana. Tutto questo richiede un preciso impegno civile ed economico: diocesi, amministrazione cittadina e singole persone che potrebbero impegnarsi ed "adottare" con una pur piccola donazione, il restauro di una singola parte: ad esempio una canna, come è stato fatto per il grande organo del Bernheim Palace in Inghilterra. Il nome del donatore, potrebbe essere iscritto in un libro che sarebbe sempre consultabile, come ricordo permanente di partecipazione.

Adriana Pedone

"Ho udito a volte un Organo parlare

nella Navata di una Cattedrale,

e non capii cosa mi dicesse-

pure, trattenni il fiato-..." (Emily Dickinson)

 




18 novembre 2012

Andando per le cantine del Borgo

La cronaca

Una domenica mattina di tempo minaccioso di pioggia che non arrivava. Cantine e altro da visitare, questo era l'itinerario che l'associazione Borgo Medievale si era proposto. Con Sisto che guidava la compagnia. Sisto ha la passione della storia del borgo, che studia e manda a memoria con incessante interesse; e noi tutti appresso per le antiche vie.

Questa volta, le cantine visitate sono state numerose: la cantina Bonetti di via Collegiata, intatta nella sua architettura, la Migani di via Fioravanti, quella di Vincenzo a via del Fossato con la foto dei genitori attaccata al muro e quella di Fabrizio Bernardini e Marcelino, dove ancora si pigia l'uva. Il vino ci è stato offerto con gentilezza insieme a qualche prelibatezza di norcineria nella cantina di Fabrizio Bernardini e Patrizia Maneo. Dalle cantine non si esce mai senza avere assaggiato qualcosa di buono e senza avere imparato qualcosa di essenziale sul territorio. Le cantine del Borgo sono numerose e tutte conservano una loro storia di vite spese per la comunità ed il lavoro. In passato hanno svolto funzione di dispensa e frigorifero, vi si conservavano gli ortaggi, le olive appena raccolte, il lardo fonte basilare di calorie, i prosciutti, i barattoli con le conserve, le pannocchie, l'uva natalina e le ghiande dell'elce e della quercia che servivano a far soda la carne dei maiali. La cantina era adibita a deposito ma sempre ospitava un indispensabile gatto.

E' finita ormai l'impellente necessità di conservare le provviste e svolgere tutte quelle antiche attività che consentivano di sopravvivere e di assicurare alla propria famiglia il sostentamento durante tutte le stagioni; oggi le cantine probabilmente vengono considerate da molti come un accessorio folcloristico del borgo antico o, peggio ancora, come qualcosa da potere trasformare o destinare ad usi impropri. Invece potrebbero diventare, come si è già fatto in molti paesi più accorti del nostro, un museo diffuso della cultura popolare e della storia di Bracciano: bene storico e architettonico protetto. Alcune fra di esse si sono salvate grazie alla tenace volontà dei proprietari, altre sono state irrimediabilmente modificate se non addirittura scempiate, altre ancora addirittura adibite ad abitazione; alcune si ritrovano allagate nei loro sotterranei dall'acqua che fuoriesce dalle cisterne del Castello, dove, forse con scarsa manutenzione, si raccoglie ancora l'acqua piovana.

La visita alla chiesetta di San Sebastiano ed al fontanile di via Cupetta del Mattatoio ha seguito quella delle cantine ed ancora più acuto si è fatto in noi il rincrescimento su come, in una città così ricca di storia e monumenti, si possa essere giunti a tanto nell'incuria e nell'abbandono.

La piccola chiesa tardo quattrocentesca di San Sebastiano, annessa all'antico ospedale-ricovero per viandanti, poveri e malati, nell'affanno di improprie manomissioni è giunta fino ad oggi, ancora notevole grazie ad un affresco di Antoniazzo Romano che da solo varrebbe attente visite.

Ma ciò che più di tutto colpisce e indigna sono le condizioni in cui si trova il Fontanile di via Cupetta del Mattatoio. Nato probabilmente come fontana pubblica agli inizi del 1500 ancora vi sgorga acqua di sorgente e si ritrova in un luogo invaso dalle erbacce a sottolineare il degrado di tutto il sito a ridosso di palazzoni che, se ve ne fosse ancora bisogno, ci ricordano il "sacco" edilizio dell'Italia tutta e di Bracciano in particolare, dagli anni '50 in poi.

L'eleganza cinquecentesca della fontana voluta dagli Orsini è gettata nell'oblio. E pensare che nei (pochi) libri che descrivono le bellezze di Bracciano questo fontanile viene, insieme a tutto il centro storico, citato e magnificato come cosa da tenersi in gran conto.

Sulle cantine l'Associazione farà precise proposte, affinché più spesso si possano visitare. In quanto al fontanile cinquecentesco chiediamo all'Amministrazione Comunale che venga al più presto ripulito e liberato dalle erbacce.

Tutti dobbiamo essere consapevoli di ciò che ci appartiene e viverlo con gioia.

"...chi difende un monumento o un bosco vuole che sia "per sempre", può dunque capire che non c'è lunga durata senza forti principi e garanzie. Sussiste un sistema di diritti individuali la cui dimensione collettiva latente dev'essere portata alla luce... Sussiste un nesso forte fra i temi dell'ambiente e quelli del lavoro, della moralità, dell'educazione, della salute.

Dobbiamo dare contenuto e spessore ai valori e ai diritti, trapiantarli dalla dimensione individuale e privata a quella comunitaria..." ( da "Azione Popolare" di Salvatore Settis pag. 210)

Adriana Pedone

 

 

 

9 dicembre 2012

Complesso degli Agostiniani, Chiostro e Museo Civico

La cronaca


Per la verità, eravamo quattro gatti al giro da noi organizzato per visitare il complesso degli Agostiniani: chiostro, museo civico e chiesa di S.Maria Novella. Faceva un terribile freddo e c'era un vento gelato che pare arrivasse dritto dritto dalla Siberia e dunque si può capire come molti fra noi abbiano preferito il calduccio della propria casa. Imbacuccati, abbiamo sfidato le intemperie per il piacere della conoscenza. E siamo stati ripagati dalle sempre interessanti scoperte che il centro storico riserva. Questa visita la ripeteremo al più presto, essendo nascosto nel museo civico e nel complesso degli Agostiniani parte del senso del nostro vivere attuale e della vita stessa del vecchio borgo di Bracciano.

Per il prossimo sabato 15 novembre, alle ore 15,30 ci sarà la nostra assemblea generale. E' importante ripetere ancora una volta quanto la presenza di ciascun socio sia indispensabile alla prosecuzione del lavoro che l'associazione ha svolto finora. Bisognerà riepilogare ciò che abbiamo fatto e pensare a ciò che faremo in futuro. Il lavoro svolto è stato realizzato con entusiasmo e molta gioia. Le nostre mensili passeggiate si sono rivelate indispensabili alla conoscenza del borgo. Le altre iniziative come la donazione Faro e la conferenza sull'organo del Duomo ci hanno portato verso strade nuove e importanti che sicuramente avranno sviluppo.

Dovremo continuare il lavoro appena intrapreso riguardante la segnalazione sulle effettive condizioni del centro storico. Dovremo impegnarci in una riflessione profonda sul degrado dei valori e dei comportamenti che hanno portato uno dei luoghi più belli di Bracciano alle attuali condizioni. E vigilare sugli interventi, nel caso ve ne fossero, perché questi non diventino più dannosi del male stesso. Presenteremo le nostre proposte e i nostri suggerimenti. Pubblica utilità e bellezza come valore primario che appartiene a tutti. Vi prego di venire e partecipare all'assemblea.

 

"Proprio come l'uso della lingua italiana, che pur senza patti interstatali venne adottata in tutta la Penisola e divenne la lingua d'elezione dei colti, della letteratura, delle leggi, anche la cultura della conservazione rappresenta uno dei principali fili di continuità della storia d'Italia, un dato essenziale del 'codice genetico' degli italiani." (Salvatore Settis-Paesaggio Costituzione Cemento- pag.107)

Adriana Pedone