Approfondimenti e Monografie

La malinconica storia del Duomo di Santo Stefano a Bracciano

Alla Chiesa di Santo Stefano, il Duomo di Bracciano, finora è toccata una malinconica sorte. Simile a quella di chi viene dimenticato quando si trova nel bisogno.

L'origine della costruzione risale al medioevo. Nata povera. E vi furono difficoltà perfino nel 1600, per il completamento delle volte e della tribuna: <per essere stata fabbricata di cattiva materia e senza catene e fuori dell'architettura minacciavano ruina> (da "Bracciano Arte Sacra dal XVI al XIX Secolo" a cura dell'associazione Forum Clodii).

Povera dunque, costruita senza troppi riguardi, ma non priva di una sua matronale presenza e di un particolare fascino che deriva dalla sua posizione nella piazza ripida, le case del borgo ai suoi piedi ed alle spalle il bellissimo lago. Via via nei secoli a partire dalla metà del '500 diviene teatro di tentativi di miglioramento ed ampliamento, spesso rovinosi; forse per adattarla alle nuove esigenze di una popolazione in aumento o alla vanità di qualche signore del tempo. E diviene luogo di raduno, religioso e sociale. E' agli inizi del 1600 che si ricostruisce il vecchio campanile tardo medievale, più volte danneggiato dai fulmini; quello ricostruito, a tutt'oggi, si ritrova nello stesso stato rovinoso del precedente. Così si continua negli anni con aggiunte di opere pittoriche, abbellimenti e lavori che durano per più di mezzo secolo, riprendendo nel 1700 con la creazione di un nuovo piano di accesso verso l'ingresso principale, utilizzando materiali della chiesa stessa. Entro la fine dell'800 si costruisce l'attuale gradinata a due rampe e la piazza, anch'essa a gradini. Sofia Branicka Odescalchi interviene e si trasforma l'interno, facendo irreparabili danni con la sostituzione del secentesco pavimento di cotto con uno, insignificante e sbagliato, di marmo di Carrara, che ricopre gli antichi ossari e non permette l'evaporazione dell'umidità dal sottosuolo. Si vendono antichi tessuti e oggetti e si sostituiscono le tinteggiature originali. Ma, cosa notevole, si inaugura il nuovo organo, opera di un celebre artigiano dell'epoca, Filippo Tronci.

Si è portati a pensare che con il nuovo avanzante, le nostre vite debbano avanzare anch'esse. A Bracciano sono stati costruiti nuovi quartieri e case, chiese e parrocchie, si è cambiato il volto della città, con il cemento si sono chiusi i panorami più belli, si sono aperte strade per raggiungere zone nuove senza storia né senso ma si è dimenticato il centro storico, il luogo dove per secoli la gente si è raccolta per vivere.

Si è dimenticato anche il Duomo di Santo Stefano. Oggi si trova in condizioni di estremo degrado: all'interno si staccano gli intonaci, l'umidità sale dai muri scrostati. Intorno alle opere pittoriche, sopra gli altari, i gessi sono danneggiati. Perfino il legno delle panche è scorticato. Il campanile ha bisogno di urgenti restauri, la facciata sconciata da interventi maldestri anch'essa in degrado. Sulle scalinate si posteggiano le macchine liberamente, senza rispetto e senza alcun controllo. L'illuminazione esterna carente o nulla. Naturalmente la chiesa non è visitabile perché incustodita; eppure al suo interno conserva alcune importanti opere che meriterebbero attenzione e nella attigua canonica si trova il piccolo, prezioso Museo del Duomo.

Una storia a parte rimane quella dell'organo; perché la chiesa possiede un organo, anche se dimenticato da decenni e in disuso. Tutte le persone che amano la musica conoscono il profondo significato e l'importanza che ha, nella cultura, la musica per organo nata nelle chiese. I più grandi musicisti vi si sono dedicati lasciando, anche in Italia, un grande patrimonio. Ancora oggi gli artisti che esercitano questa forma d'arte studiano nelle chiese, vi fanno concerti e suonano durante le grandi funzioni. Alcune rinomate cattedre di maestri accordatori e scuole di organari-restauratori, costituiscono un importante presidio italiano.

L'organo di Bracciano è uno strumento importante e di grande valore. Ideato da Filippo Tronci, apprezzato organaro pistoiese, già nel 1883 viene costruito con criteri di perizia e modernità. Possiede 30 stecche che ne fanno uno strumento monumentale. Attualmente si trova anch'esso, come tutta la chiesa, in stato di grave pericolo per il progressivo deterioramento ma, per nostra fortuna, non in pessime condizioni, miracolosamente senza parti rotte o manomesse. Necessita urgentemente di un particolare e lungo restauro che ne comprenda anche la cantoria in legno dove è collocato, affinché possa essere restituito alla propria funzione: la musica. Tutto ciò richiede un impegno civile ed economico da parte di tutti, diocesi, amministratori e cittadini, credenti e non credenti, che dovrebbero ritrovarsi uniti in una scelta sicuramente non facile ma ricca di prospettive di avanzamento dello stato generale della nostra città.

La focalizzazione del luogo da restituire alla musica per organo potrebbe condurre ad infiniti benefici cambiamenti nella vita di Bracciano; potrebbe attrarre gli appassionati della sublime arte organistica e conquistarne di nuovi; i cittadini potrebbero ritrovarsi ancora, come in passato, in un luogo di incontro ancorché di culto: nell'antico Duomo, dove, oltre che la fede e la religione, si è esercitato il pensiero umano.

"...e passa l'aria e corre via lontano

dove la gente sogna che la vita

si tiene nascosta, e che ritornerà..."

(Franco Loi)

Adriana Pedone

Associazione Borgo Medievale







L'organo storico della collegiata di S. Stefano


L'organo storico della Collegiata di Santo Stefano Protomartire in Bracciano è stato ideato da Filippo Tronci e Nicomede Agati, da generazioni apprezzati organari in Pistoia. Nel 1885 viene costruito con criteri di perizia e modernità. Possiede 30 stecche che ne fanno uno strumento monumentale, uno dei maggiori e più completi della produzione di Tronci in territorio laziale. Attualmente si trova in stato di grave e progressivo deterioramento ma senza parti rotte o manomesse. Necessita urgentemente di un particolare restauro che comprenda anche la cantoria in legno dove è collocato, affinchè possa essere restituito alla sua funzione: la musica.

Ciò richiede un impegno civile da parte di tutti, diocesi, amministratori e cittadini, credenti e non credenti che potrebbero ritrovarsi uniti in una scelta sicuramente non facile ma ricca di prospettive di avanzamento dello stato generale della nostra città.

La focalizzazione del luogo da restituire alla musica per organo potrebbe condurre ad infiniti benefici cambiamenti nella vita di Bracciano; potrebbe attrarre gli appassionati della sublime arte organistica e conquistarne di nuovi. Tutte le persone che amano la musica conoscono il profondo significato e l'importanza che ha, nella cultura, la musica per organo nata nelle chiese. I più grandi musicisti vi si sono dedicati lasciando, anche in Italia, un grande patrimonio. Ancora oggi gli artisti che esrcitano questa forma d'arte studiano nelle chiese, vi fanno concerti e suonano durante le funzioni spesso partecipando ai grandi festival organistici.

Alcune rinomate cattedre tenute da maestri accordatori e scuole di organari-restauratori, costituiscono un importante presidio culturale italiano.


20 settembre 2012

















La ritrovata storia dell'organo del Duomo di Santo Stefano in Bracciano

A tutti i soci e gli amici dell'associazione Borgo Medievale Bracciano

Sono giunti da Pistoia, luogo di fabbricazione dell'organo nel 1855, gli organari che hanno saputo raccontarci la storia di un organo dimenticato e in disuso.

La storica-archivista Francesca Rafanelli, l'organaro Samuele Maffucci e l'organista Marco di Lenola, invitati dall'associazione Borgo MedievaleBracciano, sabato 27 ottobre hanno svolto una dotta conferenza in Duomo, ospiti di Don Piero Rongoni. "Pensiero per un restauro", così abbiamo voluto intitolare l'importante incontro. Una storia vera, affrancata dall'oblio in cui sembrava relegata, essendo l'antico organo da lungo tempo ridotto al silenzio e, attraverso le parole dei suoi esperti conoscitori, si è disvelata ad un pubblico particolarmente attento: c'erano quelli che volevano conoscere l'appassionante storia e il progetto che potrebbe scaturirne.

L'antica ditta pistoiese Agati-Tronci nasce dalla società voluta da Nicomede Agati quando, vecchio e senza eredi, chiama presso di sé il suo concorrente, il dotatissimo Filippo Tronci, al fine di non disperdere il patrimonio di sapienza e fabbricazione organaria raccolto attraverso generazioni e lavoro personale di una vita e gli cede la ditta, in questo modo salvandola e salvando il lavoro di esperte maestranze. Filippo Tronci con le sue abilità d'arte e di mestiere si inserisce così in un filone lavorativo che si rivela fecondo e innovativo, in un periodo particolare, quello dell'Unità d'Italia, che tutto rinnova e trasforma. Gli organi fino a quel tempo erano stati essenzialmente strumenti di musica sacra, ma nell'800 si incomincia a comporre e suonare anche musica "altra" e dunque gli organi stessi via via vengono progettati con alcune peculiarità che li rendano idonei anche per l'esecuzione della musica concertistica.

Il grande organo del Duomo di Bracciano, attraverso le parole dei tre esperti, ha incominciato ad apparirci, inizialmente come un macchinario ad alta tecnologia che vive di vento e di aria, con registri e canne e tastiere e pedali. Una struttura imponente e austera che richiede attenzioni e moltissimo studio e applicazione da parte degli organari che ne curano la manutenzione ed i restauri attraverso delicati lavori di intervento sulle singole parti, e degli organisti, musicisti impegnati nello studio del vastissimo repertorio e nell'esecuzione della musica per organo. Infine ci è apparso il macchinario - strumento, dispensatore di musica e sogno.

Il grande organo attualmente è da considerarsi come una persona ammalata. Come tutto il Duomo nel suo complesso, necessita, se non si vuole farlo morire, di un accurato restauro. Ecco dunque perché si è iniziato a parlare di "Pensiero per un restauro".

Perché proprio il restauro di un organo? Quando i tempi presentano pressanti difficoltà, bisogna che si dirigano i pensieri verso un progetto comune, un'idea che faccia alta la vita, che possa trasmettere forza , metodo e bellezza, arte e speranza. Non tutto intorno a noi può così velocemente trasformarsi in rovine e perdita. Si deve salvare ciò che resta del nostro patrimonio culturale e del nostro antico passato.

La bellezza del Castello, a Bracciano, si guarda da lontano, vive di luce propria ed è autoreferenziale. In pratica il Castello è separato dalla vita di tutta la città.

E' il Duomo, nonostante la sua piazza adibita a parcheggio, il suo campanile malmesso, con la sua facciata rugosa e mal restaurata ed il suo museo fornito di pochi mezzi, è proprio questo Duomo che, attraverso la religione, o laicamente, noi sentiamo di possedere come nostro bene, come nostro riferimento e punto di partenza per la sorte di tutto il centro storico: l'antico organo Tronci ne è lo strumento espressivo di elezione.

Per comunicare tutto ciò, noi dell'associazione Borgo Medievale abbiamo chiamato gli esperti organari di Pistoia, quelli che restaurano e curano questa tipologia di organo, studiosi di quell'arte, l'organaria, a noi quasi ignota; da questo incontro abbiamo molto imparato, adesso siamo ancor più consapevoli ed a loro grati per l'esperienza trasmessa con l'entusiasmo e la sicurezza di chi studia a fondo nel proprio settore. I conferenzieri giunti da Pistoia hanno così dato parola al nostro "Pensiero per un restauro".

Dal restauro di un organo,come sta avvenendo in altre parti d'Italia e del mondo, potrebbero scaturire infinite possibilità di miglioramento, lavoro e vantaggi economici, con grande beneficio per la qualità urbana. Tutto questo richiede un preciso impegno civile ed economico: diocesi, amministrazione cittadina e singole persone che potrebbero impegnarsi ed "adottare" con una pur piccola donazione, il restauro di una singola parte: ad esempio una canna, come è stato fatto per il grande organo del Bernheim Palace in Inghilterra. Il nome del donatore, potrebbe essere iscritto in un libro che sarebbe sempre consultabile, come ricordo permanente di partecipazione.

Adriana Pedone (Associazione Borgo Medievale Bracciano)

Bracciano 2 novembre 2011

"Ho udito a volte un Organo parlare

nella Navata di una Cattedrale,

e non capii cosa mi dicesse-

pure, trattenni il fiato-..." (Emily Dickinson)










La meravigliosa storia del Giardino degli Aranci

Di Adriana Pedone

Articolo apparso su “Il Tabloid”, per gentile concessione dell’autrice.

Un reticolo di vie, piazzette e qualche piccolo giardino celano il cuore nascosto del centro storico. Il “Giardino cinto da antiche mura” resiste da quasi due secoli a piazza degli Olmi, sotto i Bastioni secenteschi di Bracciano. I proprietari originari risultano i padri Agostiniani Scalzi, ai quali un affittuario versava un canone in enfiteusi; nel 1856 il sig.Vito Armati vende al sig. Paolo Traversini. Nel 1893 Elena, Maria e Margherita Traversini vendono a Mons. Girolamo Tamburri.

Nel 1915 la proprietà si libera dal canone di affitto e nel 1918 una nipote di Mons.Tamburri, Giuseppina Fiorelli Cini, eredita dallo zio il giardino ed alla sua morte, nel 1976, i suoi nipoti Anna, Barbara, Marco e Giuliano ereditano il giardino che, a seguito di una divisione ereditaria, viene assegnato a Giuliano Perugini, attuale proprietario.

Come dicono gli atti, 510 metri di “giardino cinto da antiche mura”, con vista sul lago e sulla campagna circostante, con alle spalle i bastioni secenteschi di Bracciano e l’ingresso dalla piccola piazza degli Olmi. Nel tempo il giardino ha avuto vari adattamenti ma si intuisce sia stato considerato sempre come un giardino delle delizie: alberi, fiori, animali, orto e frutteto. I proprietari fin dalla fine dell’800 si sono fatti fotografare nel giardino con i loro figli e parenti, riuniti per merende o feste di famiglia. Il giardino era adibito anche ad usi domestici, era dotato di un lavatoio, aveva una grotta scavata sotto i bastioni dove si faceva il sapone e si conservavano provviste, c’era un recinto per gli animali domestici e, delizia fra le delizie, nel centro vi era stata costruita una tettoia tra i fiori, un “berceau” come si chiamava con un francesismo, perchè andava tanto di moda nei giardini dei primi del ’900. Preziosi cespugli di rose antiche e siepi di bosso formano ancora oggi il piccolo giardino all’italiana voluto da qualcuno come un lusso o un elegante capriccio. Ma veri, indiscussi protagonisti, rimangono quattro grandi alberi di arancio (in origine erano 7) piantati da un antenato intorno al 1930; hanno avuto soltanto cure naturali, non conoscono i concimi chimici e producono tuttora arance buonissime di qualità antica e, cosa notevole, hanno regalato il nome al giardino.